venerdì 20 agosto 2010

La Torta di mirtilli che era della Tessa poi della Pippi

Oggi niente storie, ho una ricetta e nulla da raccontare.
... o meglio, molto più semplicemente, diciamo che qualche sera fa, passo a dare un'occhiata da lei - non è che giri molto per i blog, ma la potenza di FB può questo e altro ancora - vedo questa, do un'occhiata alle foto, splendide, brava la mia Pippi, e me ne innamoro.
Sì, perché inutile negarlo, si mangia prima con gli occhi, e, per lo stesso motivo, non fare mai la spesa affamati ;-)
Poi, ovviamente si legge la ricetta, ci convince? e questa mi ha convinto... e la si fa! subito, senza tante storie.
A dir la verità una storia l'avrei da raccontare...

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... be', più che una storia sarebbe una riflessione, su come una ricetta, passando di mano in mano, di casa in casa, in questo caso di blog in blog, cambia, si evolve, e diventa alla fine qualcos'altro?

Be' io sarei stata curiosa di sapere com'era la versione originale col latticello, che la Pippi ha sostituito col latte e yogurt e che io ho sostituito con la panna da cucina.
Sì quella uht, non storcete il naso ma ne tengo sempre in casa di scorta per quando ci piglia voglia di questa, e come viene con la panna, uht s'intende ;-) con nessun'altro sostituto. Il perché non lo so, non l'ho mai capito.

Insomma, per farla breve, io alla ricetta della Pippi che era della Tessa Kivors Kiros, (grazie Azabel, Pippi correggi anche te ;-) ) dal libro ecc. ecc tratta da ecc. ecc. ho fatto queste modifiche:

1. aggiunto lo zucchero perché io amo i dolci dolci.
2. messo olio di semi di mais invece che burro fuso perché non avevo voglia di prendere il pentolino, sciogliere il burro, farlo freddare... eh lo so, direte, e che vuoi che sia?!
Vero.
Ma la ricetta è di quelle superveloci, impasto muffinstyle, della serie ingredienti secchi di qua, quelli umidi di là, insomma con due ciotole e 5' scarsi te la cavi, sciogliere il burro? no, non avevo voglia...
Poi che ho cambiato?
3. ah, sì la panna al posto dello yogurt o latticello, già detto.
4. poi ehmm, tolta la noce moscata e sostituita con la vaniglia, tolta mezza buccia di limone, aggiunto il pizzichino di sale, che si sa, ha il suo perché :)

Insomma non vi annoio ancora, qui l'originale, qui l'originale modificato leggermente, qui sotto una copia stravolta ma, giuro, lo stesso (almeno credo) ben riuscita!


LA TORTA DI MIRTILLI muffinstyle (ovvero che si fa in 10' scarsi)

per una tortiera di 24 cm di diametro:
315 gr di farina 00
3 cucchiaini di lievito in polvere
115 gr di zucchero
1 cucchiaino di estratto vaniglia home made
2 uova
200 ml di panna da cucina uht
50 ml di latte
60 gr di olio di semi di mais
scorza grattugiata di 1/2 limone
150 gr di mirtilli freschi
2 cucchiai di zucchero di canna
1 pizzico di sale

Procedimento:
Setacciate la farina e il lievito insieme in una terrina capiente e aggiungete il sale e i 115 gr di zucchero semolato. In un’altra terrina mettete le uova intere e sbattetele con una frusta a mano fino a che avranno perso 'tensione' (non sbattetele troppo energicamente altrimenti la torta risulterà dura). Aggiungete la panna e il latte, l'olio e la scorza di limone.
Mescolate ora le due miscele in modo da amalgamarle bene.
Nel frattempo avrete lavato e tamponato i mirtilli.
Imburrate e infarinate uno stampo rotondo di 24 cm o rettangolare di 30x20 cm. versatevi la crema livellandola bene in modo da coprire il fondo. Sopra distribuiteci i mirtilli e spolverate con lo zucchero di canna.
Infornate a 180° per 25/45 minuti o fino a che infilando uno stuzzicadenti non ne uscirà perfettamente asciutto.

note: nel forno della Pippi 25', nel mio - ma si sa è anomalo - 45' boh :)



mercoledì 18 agosto 2010

Due schiaffoni tra capo e collo?!

;) e mica c'avete creduto? ma no, suvvia che non farei male ad una mosca!
E' che quando ho fatto la prima volta questo ragù di capocollo, ho pensato che be', non ci sarebbero stati niente male due schiaffoni! Un formato che qui non si trova facilmente, figuratevi quando li ho visti, me li so schiaffata immediatamente nel carrello e poi mi sono precipitata dalla Roberta, a comprare un bel pezzo di capocollo.
Ma stavolta non per fare l'insaccato. Quello sta lì che riposa al fresco. Per fare il ragù come lei me lo insegnò con gli scarti, sì perché dovete saper che...

schiaffoni al ragù di capocollo

... quando Roberta mi dette la ricetta della focaccia di ceci, mi disse che fare un capocollo in casa non era per nulla difficile... rizzai le antenne e dissi, ah, no?? poi mi spiegò il suo procedimento, alla maniera toscana, e se viene bene ve lo racconto.

In ogni caso prevedeva che, dopo la classica salatura di 3 giorni, il capocollo dovesse essere tagliato tutto attorno, insomma gli andava data la classica forma, togliendo la carne in eccesso.
Be', 'sta carne ovviamente la Roberta mi disse di non gettarla assolutamente, ma di farci un bel ragù!
- ovviamente senza sale, le risposi!
- ovviamente, disse lei ;-)

E m'è piaciuto così tanto che adesso lo compro appositamente per metterlo sotto sale e farci il ragù.
Unica accortezza, NON salare l'acqua della pasta, né il sugo perché la carne, dopo 3 giorni sotto sale, è saporitissima!
Cosa succede alla carne in quei 3 giorni di salatura, qualcuno lo dice?
A me pare quasi una prima cottura, perde molta della sua acqua, quindi di peso, infatti il sale è bagnato, e la carne diventa quasi rosea e ha già un lieve profumo di insaccato.

SCHIAFFONI (o altra pasta) AL RAGU' DI CAPOCOLLO

Ingredienti:
un bel pezzo di capocollo di maiale, circa 700 gr.
300 gr di manzo macinato
1 kg. di sale fino
1 ciuffo di prezzemolo
1 cipolla
1/2 bicchiere abbondante di vino rosso
1 kg. di pelati
100 ml di panna fresca
olio extra vergine di oliva


90 gr di schiaffoni a persona, o altra pasta (ho usato questi della Garofalo)

Procedimento:
Mettete il capocollo in una ciotola coperto di sale fino, avendo cura che quest'ultimo copra tutto il pezzo di carne. Coprite con carta di alluminio, poi dimenticatelo in frigo per 3 giorni.
Al terzo giorno, lavate bene il pezzo di carne in acqua fredda e asciugate con carta da cucina.
Fate un trito di cipolla e prezzemolo e gettatelo nella pentola insieme al capocollo che avrete passato nel tritacarne, io non ce l'ho ho fatto col mixer, all'olio evo e al macinato di manzo. NON mettete sale.
Fate rosolare finché la carne sfrigola, poi sfumate col vino rosso. Quando il vino è evaporato e la carne sfrigola di nuovo, aggiungete i pelati, mescolate e fate sobbollire a fuoco lento 2 ore e mezzo col coperchio e un mestolo di legno tra questo e la pentola, io uso quella di coccio.
Si aggiunge poi la panna per renderlo più delicato, e si tiene al fuoco ancora per mezz'ora.

Ne viene un ragù molto saporito, che vedrei molto bene anche con delle pappardelle.


venerdì 13 agosto 2010

Tè freddo alla pesca e...

... Buon Ferragosto!
Pareva giusto l'altro giorno quando iniziava a fare i primi caldi, l'altro giorno che ero in quelle acque meravigliose di Maratea, l'altro giorno che era Pasqua e già pensavo a ferragosto, e adesso che siamo in piena estate già penso al Natale, vaneggio? Il caldo?
No, è che non sia mai, ci portiamo avanti col lavoro, noi eh?

tè alla pesca

Mai sentiti 'sti discorsi sulle tavole di ferragosto?
Ci si siede a tavola, ancora stanchi, sudati e provati dai fornelli, da lunghi studi di menù ferragostiani, ma che facciamo questo invece di quello, ma se poi questo a tizio non piace? ma, allora no dai, facciamo quello che dice caio!... e siamo ancora all'antipasto e già ci si chiede, cosa si mangia a Natale??
:))

Be' c'ho poco da ridere, io ché l'altro giorno, è bastato che l'aria rinfrescasse un pochino che ho rinfrescato subito il mio lievito madre e mi son detta, quasi quasi ci faccio una brioche, magari con uvetta e pinoli.
Insomma 'na cosetta estiva, fresca, fresca :)

E dire che ero pure abbastanza preoccupata, nell'ultimo mese voglia di fare un qualche lievitato, quasi a zero e,
oddio - pensavo - non è che i corsi mi hanno prosciugato le idee?
(a proposito, a presto il calendario!)...

Ora, voi non ci crederete, chissà per quale strana alchimia, o perché, appunto anche la brioche, a ferragosto, sente già aria di Natale... ma questa somigliava terribilmente ad un panettone :)
Tanto che ho deciso di non postarla ma di studiarci un pochetto su, sperando che ne esca qualcosa che sia davvero un panettone!

Poi, insomma, se vi avessi proposto una brioche che vuole essere un panettone a ferragosto, mi avreste preso per pazza, giusto??
Per cui, intanto mi porto avanti col lavoro e nel frattempo mi disseto, ché qui è tornato un caldo infernale, con un bel tè freddo, assolutamente freddo, alla pesca!


Tè freddo alla pesca
Mettere a bollire 1 lt. di acqua e, al bollore, unire 4 bustine di tè, lasciarle in infusione 5 minuti. Aggiungere 4 o 5 cucchiai di zucchero, 2 pesche gialle a spicchi e pelate e 4 o 5 fette di limone.
Lasciar raffreddare con le pesche e il limone in infusione, se piace una o due foglioline di menta, non di più altrimenti copre gli altri aromi.
Filtrare tutto e mettere in frigo a raffreddare. Da servire ben freddo con un fogliolina di menta, una fetta di limone e cubetti di ghiaccio ottenuti con le pesche frullate e poi messe in freezer.


mercoledì 11 agosto 2010

E che spaghetti a panzanella siano!

Questa è la storia di un post che doveva essere una ricetta, e basta... (vabbe' ma quando mai?)
La storia di una foodblogger un po' distratta (eufemismo ;-) ), e qualcuno direbbe va be', Paoletta è bella così... qualcun'altro invece, oddio, chissà poi come diventerai :(
Opinioni. Punti di vista.
La storia di un'aspirante food styling, anche solo per un giorno.


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La storia di una ricetta sulla CI, che non si filava nessuno (ma poi perché?) troppo semplice, o perché di un qualunque tal DOffizzi Walter? o perché in fondo erano i soliti spaghetti al pomodoro?
che poi, invece, erano...
gli SPAGHETTI A PANZANELLA


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Ingredienti per 4: 500 grammi di pomodori da insalata non troppo verdi, 350 di spaghetti, mollica di pecorino romano (la parte più morbida e non troppo secca) quantità a piacere, olio, 20 foglie di basilico e pepe appena macinato, sale.

Procedimento: acqua in ebollizione salata, tagliare i pomodori a tocchetti di circa 2 centimetri per lato, possibilmente togliere le semi, metterli in una padella antiaderente senza olio, mettere la pasta a cuocere, avviare la cottura dei pomodori con dolcezza, quando hanno fatto l'acqua salarli con parsimonia.
3' minuti prima della cottura della pasta, scolarla e versarla nella padella, proseguire la cottura aggiungendo, se asciuga troppo,l'acqua della pasta.
A cottura ultimata, togliere dal fuoco e versate le foglie di basilico spezzettate, l'olio (circa mezzo bicchiere), una generosa manciata di pecorino e una di pepe.


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Amore a prima vista, feeling immediato.
Immediatamente mi sono procurata i pomodori, datterini però. E mia figlia (la food styiling per un giorno ;-) ) che mi chiede, mamma, posso impiattare io?
E ci siamo divertite a preparare il piatto, a decorarlo... ehmm, anche con le dita:)


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E poi abbiamo mangiato il miglior piatto di spaghetti al pomodoro come non ne mangiavamo da almeno un anno, ehehe ;-)


E' successo, poi, che io scrivessi a Ornella, più conosciuta come una signora ammodo, e che le raccontassi del piatto, di quanto mi fosse piaciuto e delle foto che, quando c'è lei... mi vengono particolarmente bene? o ogni scarrafone è bello 'a mamma soia?
... e che le raccontassi di quanto quel piatto mi avesse attratto fin dal primo momento.

E la Signora, molto ammodo, mi fa...
- Paolè, ma ho visto che gli spaghetti col pomodoro li avevi già fatti in modo molto simile a quella ricetta di CI, con l'olio freddo, ce li hai nella labels!

- ma veramente, ornè?

- Forse ti conviene evidenziare le differenze, non so... non l'ho letta bene! ;)


E sono andata a rileggerla.
Senza parole, qualche attimo davanti allo schermo a pensare, tornare indietro, poi a controllare, essì, è LEI se non è pappa è pancotto, giusto per rimanere in tema, sono gli spaghetti al pomodoro dello Chef Fabrizio Fatucci :(
Poi sono scoppiata a ridere, è un feeling bendato nato due volte?

- ehmm, e sì Ornella l'hai letta bene!
e ti dirò di più, ad un certo punto, durante la preparazione, ho esordito tra me e me con un "mo metto l'olio in freezer che fa l'emulsione, l'ho letto da qualche parte ma non ricordo dove" !


Sono stata qualche giorno in dubbio: pubblicare o non pubblicare?
E poi le mie riflessioni di foodblogger ;-)

Che se amore a prima vista lo è stato la prima volta, e pure la seconda senza saperlo, significava che amore vero, era.

Che poco mi interessa se la ricetta è di uno chef o di un tal sconosciuto Water DOffizi (quelli a panzanella).

Che mi piacevano e continuano a piacermi le ricette semplici, ma che se fatte bene ti riconciliano col mondo, come la pappa al pomodoro che mi son fatta l'altra sera :)

Che certi piatti semplici, come dice Fabio Picchi, sono un potente antitodo contro il conformismo.
... e che continuo a pubblicarle lo stesso.

Che si cucina tutti i giorni, si provano ricette, ma spesso ci si perde dietro a quella nuova ricetta lì, o quell'altra di cui t'hanno detto meraviglie, o a tentare quella che sta lì salvata da una vita e chissà come ricompare.
Ben venga tutto, purché, intanto, non ci si dimentichi delle nostre.

Che alla fine, se pure molto simili, le pochissime differenze hanno portato ad un diverso risultato: l'uso dei pomodori datterini ne ha cambiato sia il sapore che il risultato estetico, tutto molto più deciso.
il pecorino, poi, ha dato "carattere" al piatto.

Esprime bene il concetto delle piccole differenze Fabio Picchi - e confesso di adorare letteralmente quest'uomo - che nel suo libro "I dieci comandamenti per non far peccato in cucina" scrive:

... ciò nonostante, e vi sia d'insegnamento, nella naturale e mentale comparazione che farete, vi renderete conto di quanto, nel variare un elemento, l'alchimia del piatto trasmuti incredibilmente...

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La conclusione, invece, è una sola:
C'è poco da fa', bisognerà che ogni tanto spenda un poco del mio tempo a riguardare la mia blog rolls ;-)

Vi è capitato mai qualcosa di simile? eddai, prendiamoci un po' in giro ;-)


edit del 12 agosto: grazie a Walter per questa 'chicca' che completa in modo stupendo la sua ricetta!

Vorrei raccontarvi la storia e il perchè di questa pasta.
Da bambino (55 anni addietro) andavo in campagna con mia madre, partenza le 4, era notte ma dovevamo percorrere circa 2 km a piedi.
Si andava in campagna per la trebbiatura del grano, che allora si faceva dopo il 15 luglio, appena arrivavamo, mia madre raccoglieva una decina di pomodori, tutti pronti ad essere mangiati ad insalata, non proprio adatti al sugo.
Li tagliava a metà e li metteva sopra un piano di pietra bianca, li lasciava al sole.
Verso le nove arrivava la trebbiatrice e alle nove e mezzo usciva il primo grano, il "grano nuovo", era l'alimento più pregiato che un contadino aspettasse.
Atteso tanto, perchè la vecchia farina iniziava a irrancidire,mia madre prendeva un sacchetto di grano (10 chili), lo metteva in equilibrio sulla testa e con una agilità impressionante percorreva 3 km (sempre a piedi) per andare al mulino.
Tornata con la farina fresca iniziava subito ad impastare la farina con la sola acqua, ne faceva delle pappardelle, prendeva qui pomodori scaldati al sole, sedano, basilico, mentuccia, cipolla, foglie d'aglio e preparava un sugo con tutti gli ingredienti, alla fine aggiungeva il grasso del battuto del lardo (alla fine), una bella grattata di pecorino, quanto erano buone, il pezzo di pomodoro in bocca era quasi dolce.
Passati gli anni, il grano non è stato più piantato, il sapore di quel piatto (io gli ho dato il nome"la pasta della festa del grano") mi ha tormentato per tanto tempo.
Circa 35 anni fa, stavo in campagna, seduto dove si metteva la trebbia,nella testa mi tornavano tanti ricordi, uno di questi era i pomodori al sole, immediatamente mi è venuta la soluzione"il pomodoro al sole diventa dolce), ma sulla pietra non c'è l'olio, allora non è soltanto il sole ad addolcirlo, è la cottura senza grassi.
Subito provata, è stata immediatamente buona, ho fatto molti esperimenti, alcuni mi hanno deluso, di certo l'armonia dei sapori è data dalla presenza degli ingredienti che non debbono "mai essere padroni di un altro sapore".
Walter Doffizi


giovedì 5 agosto 2010

Caserecce alla crema di basilico, noci e ricotta

Una cosa che non ho mai capito, vabbè non sono genovese ;-) è perchè il pesto non mi viene cremoso, ma neppure ho capito quanto debba venire cremoso! Essì, qualcuno dirà, vai a Genova e provalo! E soddisferei la seconda curiosità, ma rimarrebbe la prima!

casarecce alla crema di basilico, ricotta e noci

Di sicuro sbaglio qualcosa, e di sicuro non mi sono mai applicata abbastanza, anzi, se avete consigli, segreti li accetto ben volentieri! Il mortaio ce l'ho, il basilico sta nel vaso fuori, uhmm ma sarà quello giusto?

In ogni caso, sono convinta che le ricette vengano bene se si fanno nel posto dove sono nate, per cui nel caso del pesto, quel basilico, quel tipo d'olio... ragion per cui, posso solo rassegnarmi se non mi verrà mai comediocomanda, e mi accontenterò se posso anche solo migliorare, certo impossibile chiamarlo pesto genovese, specie se non si hanno gli ingredienti giusti.

E' questa una delle ragioni per cui a volte si personalizza una ricetta, se si ha la certezza che a quel modo non potrà mai venire, meglio metterci un po' di noi.
Come nel caso, per esempio, del mitico ragù di nonna Ines. Per anni ho cercato di farlo uguale a lei, senza successo, fino a che mi sono detta, ne faccio uno che somigli a me, e alla fine a casa, è il mio ragù!
Nel caso del pesto, ho pensato che, visto che di pesto non se ne parla, di sconvolgere completamente la ricetta!

Forse ci avrei messo anche i pinoli, ma si da il caso che in casa avevo un sacco di noci e della ricotta in frigo, chissà se le avrebbe dato la cremosità che cercavo. Posso dire di sì, era cremoso!
Di certo non è pesto e infatti l'ho chiamato crema, perché della crema aveva la consistenza.


CASERECCE ALLA CREMA DI BASILICO, NOCI E RICOTTA
dosi per 6 persone
(tempo di preparazione, quello che ci vuole per cuocere la pasta ;-) )

Ingredienti:
1 manciata di foglie di basilico lavate e asciugate
100 gr. di ricotta di pecora
50 gr di olio extra vergine di oliva delicato
10 noci
2 cucchiai di parmigiano
2 cucchiai di pecorino
480 gr di casarecce

Procedimento:
Mettere tutti gli ingredienti a raffreddare in frigo, comprese le lame del mixer. Tritare le foglie di basilico con le noci a pezzetti, insieme ad un cubetto di ghiaccio. Serve a fare in modo che il basilico non si ossidi e che rimanga bello verde. Non ricordo dove l'ho letto, ma lo dice pure qualcuno qui, sulla seconda parte di questo bellissimo post di Dario Bressanini sul pesto.
Aggiungere un pizzico di sale e, aggiungere l'olio a filo, poi i formaggi. Quando il tutto sarà omogeneo, unire la ricotta che legherà il tutto e continuare a frullare sempre a impulsi, mai di seguito.
Cuocere la pasta ben al dente, condirla con la crema e spolverare con un po' di cacio ricotta a scaglie, eh lo so... lo metterei dappertutto! ;-)


lunedì 2 agosto 2010

La focaccia di ceci livornese della Roberta

Chi mi legge sa che non amo particolarmente la carne, non è una scelta puramente etica, cioè non solo, è che proprio la carne, a parte poche eccezioni in poche macellerie, non mi piace, per non dir peggio, ma sarebbe un discorso lungo.
C'è da dire che, invece, amo particolarmente gli insaccati...

focaccia livornese ok

... e quando voglio della carne buona o degli ottimi salumi, vado da lei che produce personalmente gli insaccati.
Chi era al corso di Napoli, e ha assaggiato la pancetta tesa per le lumachelle, ne sa qualcosa, c'era chi addirittura se la mangiava invece di metterla nell'impasto, vero Patrizia? ;-)

Va be', ma che c'entra tutta 'sta premessa mo con la schiacciata di ceci alla livornese?? c'entra...
Ora, è capitato che un pomeriggio afoso che sono andata da Roberta a comprare della finocchiona - ce l'ha spaziale - e ci siamo messe a parlare di cucina, di ricette, ma va?
Insomma, per farla breve, ho scoperto in lei una passione per la cucina che veramente va oltre... vi dico solo che sono entrata nel pomeriggio in gastronomia, per uscirne a ora di chiusura!
E in questo tempo mi ha dato, non solo alcune ricette che pian, piano riporterò nel blog, questa della focaccia è solo la prima, ma mi sta pure insegnando a fare i salumi in casa.
Anche se non è il momento giusto, di solito si fanno a novembre, ho già un capocollo sotto sale, che, appena pronto, porterò a stagionare nella sua cantina.
Ma di questo vi racconterò un'altra volta, almeno spero... voi intanto incrociate le dita per me, vero? :)

Ora vi racconto di questa focaccia coi ceci, che è la quintessenza di tutto quello che non si fa ( ma ho fatto :P ) con un lievitato, ma tant'è...
Dopo una breve ricerca in rete, ho chiesto a Roberta, ma la schiacciata di ceci non si fa con sola farina di ceci?
E lei mi ha risposto, sì, ma così viene più delicata, è in questo modo che si fa nella mia famiglia.
E così l'ho voluta rifare.
Speriamo che non legga il Maestro, rabbrividirebbe!
Ma io per questa volta ho voluto seguire passo, passo le indicazioni di Roberta.

Ovviamente, come molte ricette della tradizione, le dosi sono a occhio, o q.b. o quanta ne prende l'impasto... insomma, fatela così a sentimento :)


LA FOCACCIA (O SCHIACCIATA) DI CECI LIVORNESE, così come me l'ha raccontata la Roberta

Prendi un barattolo di ceci già lessati (che i puristi non si animino e ne cuociano esattamente la stessa dose) versa tutto in un pentolino - n.b. è importante, insieme alla loro acqua! - riempi poi lo stesso barattolo di acqua e versala nel pentolino.
Fai stiepidire appena - non scaldare, ma stiepidire! - i ceci con la loro acqua e l'acqua aggiunta.
Poi versa tutto in un recipiente e frulla insieme a 150 gr di pancetta tesa già tagliata a dadini.
I ceci dovranno diventare a crema, mentre non fa nulla, anzi meglio, se della pancetta rimane qualche pezzetto qua e là.
Non gettare via il barattolo dei ceci, perché dovrai riempirlo quasi per metà di olio extravergine di oliva che rovescerai nella ciotola.
Poi aggiungi il sale, non molto, ne basta un cucchiaino e mezzo, perché i ceci sono salati e anche la pancetta. Poi lievito sbriciolato, ora, in estate ne basta metà cubetto, ma in inverno ci vuole il cubetto intero, l'impasto è pesante.
Adesso aggiungi man mano della farina 00, ma anche 0 o mischiata non importa, quanta ne prende tutto il liquido, impasta e smetti non appena si stacca un po' dalla ciotola, ma fai attenzione ché l'impasto dovrà rimanere molto morbido.
Allora lo prendi e lo rovesci sulla spianatoia appena infarinata, e impasta pochissimo, giusto il tempo di amalgamare gli ingredienti.
Fai attenzione ché più impasti e più diventa appiccicoso.
Rimetti in ciotola, copri e fai lievitare al raddoppio, ci vorrà un'oretta.
Poi, se la vuoi morbida e da farcire, stendi l'impasto a circa un centimetro di altezza in una teglia bella unta. Ma se la vuoi croccante, stendila sottile, sottile.
Quando hai fatto, spezzetta un rametto di rosmarino, ma non molto, altrimenti copre il sapore dei ceci, e mettine poco, poco sulla focaccia.
Poi dai un giro d'olio e una spolveratina di sale.
Accendi il forno a 180° e, non appena raggiunge la temperatura, inforna e falla cuocere fino a che la superficie è bella dorata.
Quando è pronta, tagliala a losanghe, e metti dentro ognuna una fetta di pancetta tagliata sottilissima.
Il calore della focaccia calda scioglierà il grasso della pancetta, una goduria.

piesse: ecco, già la ricetta mi piaceva a prescindere, ma quest'ultima frase mi ha convinto, tanto che le ho detto - Roberta, mi dai la pancetta q.b.? ché mo vado a comprare i ceci ;-)